|
Il primo impatto, la nascita I l primo bisogno del bambino è quello di sentirsi rassicurato, protetto e contenuto. È preferibile che rimanga attaccato alla mamma soprattutto, ma non solo nelle prime ore dopo la nascita. Il neonato è capace di raggiungere da solo il capezzolo, guidato dagli odori, mentre il contatto pelle su pelle gli permette di mantenere una giusta temperatura, sostenuta da quella della madre. Così egli si ritrova nell’ambiente a lui più familiare, conosciuto: c’è lo stesso odore, lo stesso battito che conosce già, perfino i germi e batteri che si trovano sul corpo della madre gli sono “familiari”, in termini di capacità difensive. Gli ospedali “amici del bambino” hanno riconosciuto l’importanza di questo primo viaggio, quindi per la prima ora di vita il bimbo viene lasciato a contatto pelle a pelle con la madre e in seguito il bambino resterà sempre vicino alla sua mamma. (“rooming in”) Questo sarà quindi il suo primo approccio al mondo esterno, che è il modo meno traumatico e il più rassicurante per lui. Le prime settimane di vita trascorrono nella massima intimità e spesso la mamma stessa non ha altro desiderio che tenere e osservare il proprio cucciolo. I prematuri e i bambini di piccolo peso di nascita traggono numerosi benefici dall’essere “indossati” dalla mamma. Proprio perché non hanno ancora completato certi sviluppi, il battito cardiaco, il respiro e la temperatura della madre lo aiuta a regolarizzarsi più rapidamente. I bambini portati piangono meno La mamma che “indossa” il suo bambino è più tranquilla perché riesce a capire e soddisfare subito i bisogni del proprio bebé: viene trasmesso calore, protezione, nutrimento, tenerezza. Di conseguenza anche il bambino è più tranquillo, piange meno, si sente rassicurato e si abitua meglio al mondo esterno perché il corpo della madre continua ad essergli vicino. Piange meno perché non ha bisogno di piangere, quindi chiamare per attenzione. Sviluppo motorio Il bimbo nella fascia sembra passivo, ma la realtà è diversa. Il suo corpo si muove insieme a quello della madre, ne percepisce ogni cambiamento. Continuano ad arrivare degli impulsi ai muscoli e ai sensi dell’equilibrio. Questo favorisce uno sviluppo armonico del movimento. Portare con la fascia è caldamente consigliato dagli ortopedici. Le posizioni seguono la crescita del bimbo ed è sempre quella più adatta alla sua età. Le posizioni a gambe divaricate aiutano lo sviluppo delle anche ( nelle culture africane la displasia non è conosciuta). Studi moderni hanno dimostrato che il movimento dondolante serve allo sviluppo cerebrale. Ritmo giorno e notte I bambini nelle prime settimane dormono e si svegliano solo per mangiare e per le funzioni fisiologiche. Riescono a distinguere il giorno dalla notte perché sono abituati al ritmo del corpo della madre. A volte, soprattutto se il bambino dorme da solo in una culletta, inverte i ritmi del giorno e della notte. Uno dei consigli dati per i genitori in questo caso è quello di portare il bambino per 24 ore: così l bambino riceve gli stimoli e le sensazioni che gli permetteranno di riequilibrare il ritmo del giorno e della notte. Funzioni intestinali Portare con la fascia aiuta a prevenire le coliche e a trattenere il reflusso. Mamme più felici La depressione post-partum è meno frequente tra le mamme che portano il bambino. Il comportamento motorio del bebé stimola gli ormoni maternanti (prolattina e ossitocina) che hanno un effetto tranquillizzante sulla madre. Gli stessi ormoni servono anche per la giusta produzione di latte. Si aumenta l’attaccamento, la mamma vuole stare di più con il suo bebé. Portare non è faticoso, ma è gradevole e i genitori hanno bisogno del bambino tanto quanto il bambino ha bisogno dei genitori. Le mamme che usano la fascia sono più soddisfatte perché riescono a capire meglio il loro bimbo e si instaura un rapporto ideale di fiducia. Il loro spostamento diventa più semplice, in mezzo alla gente o sui mezzi pubblici non c’è più l’ingombro del passeggino. (testo elaborato in base a "Portare i bambini. Contatto continuo come e perchè" Maria Grazia De Fiore, Coleman Editore, 2006)
|